mercoledì 12 agosto 2015

WELCOME PEYTON, 206 FOREVER

Una bella storia di pallacanestro, vita, infiamma l'estate all'ombra della Reggia.
Siva sul tetto del campionato Ncaa coi Cardinals
Ha qualcosa di magico non solo per come gioca, ma anche per la persona che è. Peyton Siva Jr è il nuovo playmaker della Juvecaserta, un talento vero, uno che in Italia può fare tranquillamente la differenza anche nei team di primissima fascia. Da casertano non posso che essere strafelice di vederlo con la canotta bianconera e sono già pronto a gustarmi, per un anno intero, questo ragazzo speciale. Chi mastica pane ed Ncaa (come me) non ha bisogno di presentazioni, sa già chi è Siva. Il samoano che ha preso le chiavi dei Louisville Cardinals e li ha portati al titolo nazionale del 2013. Se un coach del calibro di Rick Pitino gli ha dato la squadra in mano, non c’è bisogno di dire altro. Il suo rapporto con Pitino era ai livelli di papà-figlio: una coppia che ha costruito le fortune dei Cardinals, mente e braccio dello stesso corpo, ed anche tatuaggio. Pare, infatti, che sia stata una promessa fatta a Siva ad obbligare il non più giovanissimo Pitino a farsi il tatoo commemorativo della vittoria del titolo Ncaa. L'ho visto giocare dal vivo quando andai al Madison Square Garden per il torneo della Big East: era al secondo anno ma già era comodamente in campo nella netta vittoria dei Cardinals contro Notre Dame dove giocava... Carleton Scott. Corsi e ricorsi storici.
Peyton e coach Rick Pitino, un rapporto speciale
Per chi non conoscesse il Siva giocatore stiamo parlando di un play guardia con immense doti visive, passatore eccellente, ball handling di qualità sublime, cross over degno del numero che indossava a Louisville (il 3, ovviamente avete capito a chi sto pensando), ottima mano, gran saltatore capace di schiacciare comodamente, in tap in oppure di chiudere un alley oop. Insomma, detta così Caserta ha fatto bingo ma bisogna sempre andarci cauti soprattutto per un ragazzo alla sua prima esperienza all’estero. Coi Cardinals ha fatto sfraceli: nel 2013 era il predestinato al titolo soprattutto dopo il drammatico infortunio occorso al compagno di squadra Kevin Ware. Match di Elite Eight contro i temibili ed odiati BluDevils di Duke; in mondovisione Ware si disintegra una gamba tra le lacrime dei compagni, la svomitazza di altri, il dramma del giocatore. Da lì in poi nessuno avrebbe firmato Louisville, neanche Michigan. Vittoria del titolo nazionale, tra i suoi riconoscimenti personali c’è il titolo di miglior giocatore dello stato di Washington, All American, giocatore dell’anno nella Conference Big East (tra le più combattute d’America), vincitore della Big East e mvp. Tutti ai piedi di Siva che esce dal college e viene chiamato da Caserta ma risponde picche, vuole giocare tra i pro nonostante la taglia esigua (183 cm, stando alle cronache). In Nba è stato scelto da Detroit, poca fortuna; stesso dicasi con gli Orlando Magic. Meglio in NBDL con gli Erie Bayhawks ma ora voleva provare una nuova esperienza. Prende l’aereo e vola a Caserta con sua moglie Patience e la piccola Adalynn che potrebbe diventare la Riley Curry del Palamaggiò.
Il suo tatuaggio 206 in onore di Seattle
Ma la grandezza di Siva è anche e soprattutto per il ragazzo e la sua vita privata. Cattolico osservante, grande comunicatore, leadership innata nonostante un’infanzia tutt’altro che facile: cresciuto con la mamma che per sfamare tutta la famiglia si spaccava la schiena con tre lavori, il fratello maggiore e la sorella molto famosi al Commissariato di zona visti i problemi con la legge (dentro e fuori dal carcere), un papà che si faceva di alcol e droghe quotidianamente. L’avventura più incredibile della sua vita è a 13 anni quando sale su una macchina, da solo, e guida alla ricerca del padre che era scomparso da qualche giorno. Lo trova in una casa abbandonata, con una pistola in mano, pronto al suicidio. Il piccolo Peyton gli parla, trova le parole giuste e lo fa desistere dal tentativo. Siva è una leggenda nel suo quartiere visto l’aiuto che ha dato a tanti ragazzi per sfuggire all’alcol e la droga. Così com’è riuscito a fare col padre. Spesso è possibile trovarlo nella mensa dei senzatetto a servire un pasto caldo ai bisognosi della sua Seattle. Lì lo conoscono tutti anche per la grandissima esperienza avuta alla Franklin High School dove portava a scuola avversari quotati e di altra stazza e, fidatevi, non è facilissimo mettersi in mostra quando giochi nella città di Hendrix e Kurt Cobain. E’ il samoano più famoso d’America, legato strenuamente alle sue origini, Siva sarà sicuramente uno dei personaggi della prossima LegaA. Tifoso sfegatato dei Seattle Seahawks (eh caro Peyton quest’anno i miei Patriots ti hanno battuto), ha provato prima col calcio (si narra che sia bravo, Casertana facci un pensiero), da buon abitante di quella città incantevole ha un tatuaggio sul braccio con scritto 206: è il codice postale di Seattle, è il saluto tra i giocatori provenienti da lì. Perché se sei di Seattle, 206 lo porti nel cuore e nella vita. 206 Peyton, benvenuto a Caserta.


Camillo Anzoini

martedì 28 luglio 2015

FINALMENTE TANIA

Era la medaglia che più voleva e finalmente se l’è presa con solita eleganza e bellezza stordente. Finalmente Tania Cagnotto vince l’oro nei Mondiali; i suoi balzi ed avvitamenti hanno ammaliato tutti nella piscina di Kazan. Quel trampolino di un metro si colora d’azzurro e di oro, quello mancato troppe volte per un soffio in carriera. Medaglie in otto mondiali consecutivi, quattro volte sul podio del trampolino più piccolo, ma mai l’oro. La cinese d’Italia ci ha fatto sognare ancora una volta. Su quel trampolino c’eravamo tutti con lei e finalmente siamo d’oro. Anche i mostri sacri cinesi si sono inchinate alla nostra bolzanina che, a 30 anni, riscrive la storia dello sport italiano. Finalmente suona l’inno di Mameli, finalmente può piangere di gioia e non di rabbia. Le sue lacrime sono le nostre lacrime al suono del nostro inno; dopo Klaus Di Biasi, adesso tocca a Tania. La nostra bandiera tricolore in mezzo a quelle cinesi, mai visto finora. Ed adesso pensiamo a Rio perché, dopo essere stata la prima italiana a conquistare un oro nel trampolino mondiale, adesso vogliamo anche la conquista dei cinque cerchi.

Camillo Anzoini

venerdì 26 giugno 2015

HA VINTO SASSARI, HA VINTO REGGIO, HA VINTO IL BASKET ITALIANO

Sanders mvp delle Finals (foto Dinano Sassari)
Ode alla gara7 delle Finals Italiane.

Ha vinto il basket italiano e questa è la notizia più bella possibile.
Ha vinto Sassari sul campo.
Ha vinto Reggio Emilia moralmente perché se perdi gara7, hai vinto comunque.
Ha vinto Sassari il suo primo storico scudetto. Ed è triplete.
Ha vinto Reggio Emilia che ha perso la sua prima finale scudetto ma ci ritornerà e lo vincerà.
Ha vinto chi ha pianto dalla rabbia, chi dalla gioia.
Ha vinto chi è andato ad abbracciare gli sconfitti.
Ha vinto il pubblico delle due fazioni uniti in un gemellaggio tanto bello quanto nuovo a base di parmigiano reggiano e pecorino sardo.
Ha vinto (il premio stupidità) il tifoso reggiano che ha ‘accarezzato’ Sosa ed è stato espulso dal palazzetto. Complimenti, hai vinto questo ambito premio.
Ha vinto il basket italiano capace di arrivare a scombussolare il palinsesto Rai e volare su Rai3 in prime time.
Ha vinto il basket italiano capace di arrivare sulla pagine anche di Repubblica.it con tanto spazio anche nel box al fianco dell’apertura.
Ha vinto il progetto della Reggiana basato sui giovani del vivaio.
Ha vinto il progetto della Dinamo e del presidente Sardara.
Ha vinto Menetti, coach di grande qualità che ha plasmato un gruppo giovane, con qualche sempreverde, e l’ha portato fin qui.
Ha vinto Sacchetti troppo spesso accusato di essere un coach poco tattico. Arrivare qui significa essere un grande allenatore. Dedicato ai suoi detrattori.
Ha vinto Lawal che, dalla serie A2, ha strappato un contratto di tre anni a Barcellona.
Ha vinto Cinciarini che ha dimostrato di essere un bellissimo play.
Ha vinto Logan che, nel 2006, era a Pavia ed ora guardate dov’è arrivato e quando incide.
Ha vinto Polonara, quanto sei cresciuto, ora non sei solo un saltatore, sei un vero giocatore.
Ha vinto Devecchi, uno che voglio sempre nella mia squadra del cuore.
Ha vinto Kaukenas che non muore mai e continua ad insegnare basket.
Ha vinto Lavrinovic… leggi Kaukenas.
Ha vinto Dyson che ha segnato anche dai gabinetti dei palazzetti.
Ha vinto Brooks che, da buon casertano, porto sempre nel cuore.
Ha vinto Della Valle ormai giocatore vero e non più il figlio del grande Carlo.
Ha vinto Silins che non ha mai smesso di lottare nonostante la caviglia.
Ha vinto Diener perché… la sua storia personale lo rende unico.
Ha vinto Sanders miglior marcatore delle Finals.
Ha vinto la Rai che, nonostante degli errori, comunque ha dato ampio spazio alla finale.
Ha vinto la coppia Dembiski-Fanelli che non saranno Buffa-Tranquillo ma ci mettono passione.
Ha vinto coach Stefano Michelini, grande persona, grande coach, godibile spalla tecnica in telecronaca e grande abbronzatura.
Ha vinto Alice Pedrazzi che, ormai, non è solo la figlia del pregevole giornalista Werther ma si è guadagnata credibilità con la sua precisione.
Ha vinto Razzoli, tifoso reggiano.
Ha vinto Sirigu, tifoso sassarese.
Ha vinto Datome, standing ovation per lui al Serradimigni.
Ha vinto Geppi Cucciari sempre al fianco della sua Dinamo.
Ha vinto la Sardegna, regione meravigliosa che meritava questo proscenio.
Ha vinto l’Emilia Romagna ritornata baricentro del basket nazionale.
Ha vinto chi ha scoperto il basket grazie a queste finali.
Ha vinto ‘La giornata tipo’ che ci ha accompagnato in sette sfide uniche.
Ha vinto il popolo cestistico perché nessuno sport è così emozionante, crudele, meraviglioso.

Camillo Anzoini

lunedì 22 giugno 2015

LA LEGGENDA NORDCOREANA

Questa volta avevo un pensiero fisso.
Voglio scrivere di una leggenda contemporanea.
Allora l’ho cercata e alla fine ne ho trovata una che un po’ per la data e un po’ perché non l'ha vissuta, non la ricorda più' nessuno ma basta scrivere no?! 
Pak Doo-Ik (PyongYang 17\3\1942) è un ex calciatore della Corea difficile, quella del Nord che è stato uno dei protagonisti del mondiale del 1966 in Inghilterra. Fece goal al ‘42 il 19 Luglio contro l’Italia e ci eliminò, ma non è solo questa la sua storia.
Le guide turistiche coreane lo considerano uno dei cinque personaggi principali di Pyongyang, insieme ad un politico, una cantante lirica, un compositore e un linguista.
Il celebre gol di Pak Do-Ik all'Italia nel 1968
Lui per molti anni è stato l’uomo leggenda per eccellenza nello sport occidentale e non del tutto per meriti sportivi ma proprio inteso come storia. Dopo il goal che di fatto ci fece tornare a casa in quel mondiale, la nostra stampa iniziò a diffondere la notizia che Pak Doo-Ik fosse in realtà un dentista, messo in campo un po’ per caso, e non un vero calciatore. La verità è che è stato un ex-tipografo, poi militare dell'esercito. 
La sua storia è più complicata di quella leggenda.
Il Chollima Team (Cavallo Alato), e cioè la squadra nordcoreana, e questo fu il nome che loro stessi si diedero, si presentò al mondiale del 1966 con un avvertimento del dittatore Kim Il Sung che gli risuonava in testa: "Dovete vincere una o due gare. Per farlo dovete correre velocemente e tirare con precisione". Pak eseguì alla lettera tanto che il nostro ct Fabbri mandò il vice a vederli allenare e questi al ritorno disse: "Corroro, corrono, sembrano ridolini".
Insomma Pak ci fece goal e la notte fu baldoria per tutta la squadra. L’Inghilterra li aveva adottati, i pub e le inglesi pure e Kim fece arrivare notizie di compiacimento.
Poi venne il Portogallo e i 5 goal subiti e il ritorno in patria non fu poi così glorioso per tutti ma non per Pak che la sera dopo l’Italia era rimasto in camera per una gastrite.
Kim Il Sung li dichiarò "borghesi e rovinati dall’imperialismo" e fece addirittura spedire alcuni giocatori in campi di torture a mangiare insetti. Ma il malore 'fortunato' di Pak Doo-Ik  lo protesse dall’ira funesta del dittatore che dopo averlo allontanato dalla capitale lo spedì a fare il boscaiolo per 10 anni per poi reinserirlo progressivamente dello sport nordcoreano dapprima facendolo dirigere il comitato atletico di una città periferica e poi facendolo tornare a Pyongyang come tecnico di una squadra di calcio e infine come direttore dello Stadio.
La storia si conclude con la grande villa a due piani con pochi ricordi di Pak a Pyongyang, gli inglesi che fanno un documentario su quella storia del mondiale del 1966 intitolandolo 'La Partita della Loro Vita' e l'unica frase di Pak Doo-Ik sull'intera vicenda: "La verità è che segnai un gran goal".

Tiziana Tavilla

mercoledì 17 giugno 2015

DIARIO FINALS: 4-2, L'ANELLO VA NELLA BAIA

La schiacciata di Iguodala sulla faccia di Thompson
Il mio pregara comincia col clasico del Rio de la Plata tra Argentina e Uruguay, sto parlando di Copa America e calcio di primissima qualità. Ma poi scossa l'ora del match che può valere una stagione intera. Mesi di lavoro, partite, canestri e sogni in palio in 48'. Cleveland con le spalle al muro, condannata a vincere ma davanti al proprio pubblico. Golden State pronta a riscrivere la storia e mandare nel libro dei ricordi l'unico anello conquistato nel 1975. Tutto apparecchiato, grande match. E finale logico, meritato, giusto: un plauso a coach Kerr per aver vinto la serie facendo sedere Iguodala e tornando a farci vedere quella splendida macchina da guerra chiamata Golden State Warriors.

I Cavs, spinti dalla Quicken Loans, sono carichi ma non segnano. Non segnano mai. La difesa tiene poco e nulla. I Warriors in carrozza. Curry c'è, e trema tutto l'Ohio. Bomba Barnes, bomba dello spartano. Delly quanta sofferenza. Mozgov c'è ma Golden State vola sul +13. Iguodala è sempre l'eroe della serie, se segna pure possiamo andare a dormire. Se fa anche 3 assist, goodmorning. 15-28.

Bigut, amico mio, resta seduta tabni Ezeli viene prima di te. I Cavs rialzano la testa, il Re non vuole mollare. Kerr se ne frega e resta coi piccoli, Blatt se ne frega e resta col doppio lungo. La 'veloce' di Mozgov su Iguodala. Shumpert duro sul blocco, James ad un passo dalla 'doppia doppia' al 3' del secondo periodo. Bon Jovi a tutto volume. Lo spartano è commovente, Barnes è caliente: il quintettino tiene con dignità. L'importanza di Livingston e Lee. James farebbe segnare anche me, figuriamoci Tristan. I Cavs non muoino mai ma Delly sta prendendo gli schiaffoni. 43-45.

La scucchiaiata di Curry
I Cavs hanno coraggio ma Golden Satate ha qualcosa in più. Triple a raffica contro la difesa di Cleveland. Non solo Curry, tornato su grandi livelli, ma c'è tanto guacamole messo da Iguodala che segna una continuazione dall'arco e ci mette gli assist. Green che non sbaglia nulla ed ha un'energia disumana. C'è anche la samba di Leandriho. Le doppie doppie di LeBron e Tristan ma gli altri sbagliano tutto. La tripla doppia diventa reale per Green che porta un pizzico di Michigan State Spartans in paradiso. Il manifesto è Iggy per la difesa sul Re ma anche quello che fa in attacco. Oh si rivede Delly. Su Sky cominciano a far vedere le immagini del 4-0 dei Warriors sui Washington Bullets nel 1975, ormai è tutto apparecchiato per la grande impresa. LeBron trentelleggia anche stavolta e chiude una Finals semplicemente mostruosa. Jr non ha perso l'occasione per commettere i suoi classici errori madornali. Shumpert non molla. Livingston spaziale nel periodo finale e il destino gli ha ridato indietro tanto. Dellavedova toglie lo 0 nello score a 101" dalla sirena. La bellezza di Riley Curry. In clan Curry in visibilio. Inizia il countdown mentre all'Oracle sono già impazziti. Cleveland merita l'onore delle armi perchè se la gioca fino alla fine. Le tre bombe di Jr in neanche un minuto. Curry che urla a Green, almeno 10 volte, "WHAT?". LeBron esce prima dal campo e va, con grande sportività e dignità, a dare la mano a tutti gli avversari. Non è da tutti, bravo. La sirena della Quicken Loans suona alle 5.59 italiane. Golden State Warriors NBA Champions.

Il punteggio finale è 97-105. La serie è finita qui: 4-2, come vorrei essere ora nella mia amata Baia per vedere i festeggiamenti. PS. Bogut ridacce l'anello!!!

MVP GAME6: Andre Iguodala. Oggi e nella serie imho.

Camillo Anzoini 

lunedì 15 giugno 2015

EUROBASKET 2015: LE IMPAVIDE VANNO A CASA

Capitan Masciadri è stata la migliore contro la Turchia
Chiudete i borsoni si torna a casa. Non basta il cuore e il coraggio, gli errori si pagano purtroppo e alla fine, a guardare ben, un po' tutti sono colpevoli. Una nazionale che aveva esperienza ma che soprattutto si è sempre sbattuta contro ogni avversità, esce da un torneo in cui non era così peregrino passare il turno. Sconfitti da un tap in volante che regala alla Bielorussia il supplementare nella prima gara, da due blackout totali contro la Grecia (per la serie "non chiamatele cariatidi") dopo uno 0-13 e un 2-18 che ci avevano illuso, e una sconfitta, anche attesa forse alla vigilia, contro una Turchia che si è dimostrata superiore, seppur di poco. A Oradea finisce 50-44 per le ragazze del Bosforo, che dopo un avvio pigro in difesa, costruiscono un vantaggio importante tra la fine del primo quarto e il secondo, scavando un fosso che sarà decisivo. Le azzurre con tanta "garra" tornano finanche a -4 (44-40) dopo il -16, quando Crippa e una leonina Fassina infilano canestri importanti, e soprattutto la nostra difesa tiene a secco per 7' le avversarie nel decisivo ultimo quarto. Bastano però due liberi di Ylmaz, eterna come sempre a dare quella fiducia necessaria a scogliere ogni velleità. Partita decisa dalle percentuali, che le turche aggiustano nella ripresa grazie alle triple di Koksal e proprio dell'eterna Ylmaz (35 anni domani che chiuderà con 12 punti e 6 rimbalzi), nonchè dalla veemenza e dall'impatto di Sanders (6 punti 12 rimbalzi e 4 stoppate). Un contributo però a nostro avviso determinante per la vittoria lo scrive il play tascabile Alben, per tutti  i 40' sul parquet, che segna nell'ultimo minuto un canestro decisivo ai fini della vittoria, scrivendo anche sul referto 11 punti, 7 rimbalzi e altrettanti assist. Bene anche le giovani dalla panchina, con Cora e Koksal sempre brave a impattare e a dare quel quid in più per dare intensità. Non va dimenticata anche la Caglar, una delle giocatrici più talentuose in forza alla squadra bosforica, che subisce tanti falli e sempre nel momento cruciale si fa trovare pronta (7 punti e 6 falli subiti per lei). Per le azzurre, 7 punti per Fassina, stoica nel quarto periodo, 8 con percentuali orribili di Sottana, 5 di Crippa e 13 di capitan Masciadri, unica stasera a muovere con continuità il punteggio e ultima a mollare.
LA CRONACA. Fino a quando reggono le percentuali, le azzurre sono avanti 6-10, con Sottana e Masciadri brave a sfruttare gli spazi, ma dal 4' in poi è solo dominio delle rosse. Alben inventa, Ylmaz finalizza, prima per il pareggio, poi con Caglar e la giovanissima Cakir per il sorpasso. Sanders apre la ferita, ma un provvidenziale jumper di Zanoni sulla sirena limita i danni di uno dei soliti blackout delle azzurre (18-14 al 10'). Semplicemente il reamke dell'orrido secondo quarto con la Grecia. Caglar colpisce puntuale in uscita dai blocchi, Alben in penetrazione è ficcante, Vardarli Demirmen è impeccabile, ed un 11-0, spezzato solo da un 1/2 di Consolini, affossa le nostre che incappano in tante palle perse e troppi errori. Ylmaz domina in vernice e alla pausa lunga siamo 31-19. Le "impavide" nella ripresa ci provano, ma solo Masciadri sembra avere la mano giusta. Sanders colpisce dalla media, ma a scuotere davvero le turche ci pensa Koksal che  le sblocca anche dai 6,75, cosicchè Ylmaz con la bomba frontale sembra atterrire le nostre con il 40-24 al 26'. Nel baratro e con tanta incoscienza, ci pensano Fassina e Masciadri a risollevare le ragazze di Ricchini, che sprecano però i tanti frutti in difesa perdendosi la giovane Canitez su una rimessa. Cora firma il 44-30, ma si grida ancora battaglia prima della sirena finale con Fassina che insacca la tripla del 44-33 all'ultimo stop and go. Difesa perfetta delle azzurre negli ultimi 10' e Gorini e Fassina che con tanta follia e sfruttando il proprio tonnellaggio, i prendono punti importanti. Serve la carta magica e questa arriva, si chiama Martina Crippa, che con una tripla ignorante alla Basile e un jumper forzato dalla media scrive 44-42 a 3'47" dal termine che fa gridare al miracolo. Purtroppo il bonus è speso, Ylmaz di esperienza ne ha da vendere e due liberi sbloccano da quota zero la Turchia che ringrazia. Sbagliamo per ben due volte il canestro della risposta, quello per rimanere incollati al match, e Alben ci punisce in pentrazione appoggiando al vetro. Di fatto finisce qui, con Caglar che si prende il fallo sistematico e ancora Alben che fa scorrere il tassametro prima del canestro finale di Sottana che serve solo a rendere meno amara la sconfitta. E' 50-44 alla sirena finale. Tutti a casa.

Domenico Landolfo

DIARIO FINALS: PAZZI DI CURRY, 3-2 WARRIORS

Quando una serie, al meglio delle sette, è 2-2, molti dicono che 'chi vince la quinta, ha vinto'. Questo per rendere ancora più caliente il match di stanotte giocato, per sommo gaudio delle mie lieve facoltà celebrali, un'ora prima. Nella Baia per vedere l'anello sempre più vicino. Nell'oceano giallo dell'Oracle Arena. E la partita non ha tradito le attese.

LeBron James vola a canestro nonostante Green
Subito Iguodala in quintetto, il vero eroe di questa serie in maglia gialloblù. Ancora quintetto basso basso basso per i Warriors. Bordate di fischi per Dellavedova che giocava, al college, a qualche fermata di metro BART e 30 minuti di pullman dall'Oracle (a Moraga, bel posticino triste). Al 3' è 0-0. Chi ha fatto palo? Shumpert!!! Al 5' i Cavs stanno a 2. Due tremende schiacciate di Green. Lo spartano dice 9 in 7'. Caldino Jr con due bombe e un flagrant1. Che bravo Livingston, altrettanto Tristan. Anche Cleveland coi bassi bassi bassi, LeBron ci sguazza. I '5' sono James e Green. Shumpert di tripla, sorpasso. Curry si accende. 22-22.

Sempre e solo Jr ancora caldissimo. dentro Lee, scomparsi dai radar Mogxov e Bogut. Non è una serie per giganti. Super assist di Iggy. 15 LeBron al 17'. Splash di Steph come solo lui sa fare. 17 LeBron, ancora grande splash di Steph. Green schiena Dellavedova. La fiammata di Leandrinho. Ecco il duello Curry-James, finalmente; piede di Delly per recuperare un pallone e non c'è fischio (male male male). Cavaliers poco carica: laccio californiano di Jones su Iguodala. Tripla di quel che resta di Miller. Tap in schiacciato di Barnes. 51-50. LeBron 20 punti, 8 rimbalzi, 8 assist... all'intervallo!!!

Sempre James, c'è la tripla di Delly. Lotte tremende su ogni pallone. Mozgov e Bogut sempre comodamente seduti. All'Oracle segnano da centrocampo anche i tifosi. Il grottesco alley oop di Tristan. Oh ma c'è anche Klay? Piccione di Jr. LeBron fa LeBron, Steph fa Steph, equilibrio totale anche se Iggy spara un missile. Il cuore del canadese Thompson e l'energia di Lee. Oddio rientra Mozgov. Blatt in mezzo al campo. Leandrinho di grandissima qualità. 73-67.

Usher con l'asciugamano di Cleveland. Barnes ancora con la schiacciata e fallo. Immensa azione offensiva dei Cavs chiuso dalla bomba di Shumpert. LeBron e Steph, meraviglia, poesia in movimento. Pioggia di triple, ci si mette il redivivo Klay Thompson. Tripla doppia per il Re. E' la serie di Iguodala, anche la tripla angolare. Poi prende un rimbalzo in attacco, segna in rovesciata in mezzo a 40 persone in canotta blu e subisce il fallo. E' la partita di Steph, ecco le sue giocate. La famiglia balla, la mamma merita clamorosamente (ed ha anche la mia maglietta, brava), Delly va al manicomio. Fallo sistematico su Iguodala che sbaglia e sbaglia (1/6). Il Re fa cose inumane. Curry uguale che zittisce anche il buon Flavio Tranquillo. James chiude con 40 punti, 14 rimbalzi, 11 assist.

Il punteggio finale è 104-91. La serie è 3-2 per Golden State che, ora, ha due matchpoint.

MVP GAME5: Finalmente posso scriverlo, STEPH CURRY!!! Punti: 37, tiri da 3: 7/13. Anche se lo meritavano anche LeBron, Iguodala (sì, sempre lui), Green ma soprattutto Kerr che ha girato la serie facendo restare seduto Bogut.

Camillo Anzoini